
Io credo che uno spaccato degli anni ’80 si possa ravvisare sulle pagine del libro di Matteo Vincenzi che è intitolato “1982 e dintorni: cosa rimane di noi“.
Come ho scritto anche in un precedente articolo, gli anni ’80 (dei quali anch’io sono figlio) furono un periodo di transizione da un mondo ad un altro. Io sono uno di quelli che credono che coloro (come me) nacquero negli anni ’80 rappresentino l’ultima generazione di persone non native digitali. Infatti, il mondo digitale cominciò a fare capolino negli anni ’90.
Sulle pagine del suo libro, Vincenzi mette in risalto il 1982, anno nel quale avevo due anni, ma il contesto degli anni ’80 è molto più ampio. Quel periodo, per esempio, segnò il declino dell’Unione Sovietica; declino che cominciò nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino. Fu anche il periodo nel quale si parlava dell’Europa unita. Ricordo che se ne parlava già quando frequentavo le scuole elementari.
Quel decennio fu il periodo delle grandi serie TV americane, come “La casa nella prateria”, “Arnold”, “Supercar”, “A Team” e “Hazzard”. Quest’ultima è la mia preferita.
Fu anche l’epoca dei bar frequentati dai ragazzi che giocavano con il flipper mentre mangiavano gelati che oggi non esistono più, come il famoso il Piedone e il Dottor Strabik. Una volta si socializzava andando al bar e vedendosi faccia a faccia. Non c’erano Facebook e gli altri social network.
Oggi, quel mondo non esiste più e credo che sia corretto recuperarlo in parte, per ciò che riguarda la sfera umana.
