
Oggi, sono andato a Castel d’Ario a fare un video dentro la chiesa e nel mentre ho visto un post su Facebook che parlava di Dante.
Il post è di una cara amica e (per dirla alla Poirot) le mie celluline grigie hanno iniziato a muoversi.
Da tempo volevo scrivere un articolo simile.
Spero di avere fatto qualcosa di gradito.
Io credo che nella Divina Commedia di Dante ci sia qualcosa di molto profondo.
L’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso non rappresentano solo dei riferimenti teologici ma anche tre stati nei quali una persona si trova.
L’Inferno, infatti, rappresenta la persona preda delle sue passioni e degli eccessi del suo ego e che di fatto non guida la sua vita.
Si fa guidare dalle sue passioni o cerca di compiacere gli altri.
Il Purgatorio rappresenta la persona che capisce che qualcosa non va e che fa un processo interiore per liberarsi di tutto ciò e migliorare la sua vita.
Lo fa anche a costo di passare momenti durissimi.
In fondo, il Purgatorio è un luogo di purificazione e la purificazione (dalle paure e da ciò che limita) è sempre qualcosa che richiede tempo e pazienza.
Il Paradiso, invece, rappresenta la persona che, finalmente, sente di avere trovato un suo vero equilibrio, di essere veramente sé stessa e di avere realizzato sé stessa.
Questa riflessione mi è venuta in mente anche a forza di ascoltare le audioletture della mitica Eleonora Serra, l’amica prima citata.
Eleonora è un’ottima musa ispiratrice.
La devo ringraziare.
Questa storia fa il paio con quella di San Luigi Gonzaga, il protagonista del video che pubblicato sul mio canale YouTube e che ho riportato qui sotto.

Di San Luigi Gonzaga ho scritto sul mio libro intitolato “Mantova e i mantovani“.
Luigi (9 marzo 1568-21 giugno 1591) poteva avere tutto.
Poteva essere un ricco signore ed avere una famiglia.
Poteva anche diventare un ecclesiastico potente, come un cardinale.
Invece, si fece gesuita, membro di un ordine che ancora oggi vieta ai suoi appartenenti di ricoprire cariche importanti, a meno che non lo richieda il papa.
Luigi morì di peste a Roma, per avere aiutato un appestato.
San Luigi Gonzaga scelse la strada più ardua per trovare il suo Paradiso.
Credo che avrà vissuto un travaglio interiore.
Doveva scegliere tra la vita di famiglia, una vita che gli sarebbe stata familiare tra gli agi e il potere, e una vita molto diversa, una vita in cui avrebbe dovuto fare delle rinunce, come la rinuncia ad avere una famiglia.
Dove avrebbe trovato il suo Paradiso, la sua realizzazione?
Luigi trovò il suo Paradiso nel diventare un gesuita e nel fare tante rinunce per servire gli altri.
Tocco anche un po’ la mia esperienza.
In passato ero sballottato tra il mio ego, che voleva starsene nella sua zona di comfort, e i consigli degli altri che mi stavano vicini, come i familiari.
In pratica, io annullai completamente il vero me stesso.
Così, preferivo starmene nella mia zona di comfort ma non ero felice né aspiravo a trovare la felicità.
Al contrario, ero sempre in modalità di sopravvivenza.
Arrivai ad accarezzare l’idea del sacerdozio ma un prete tanto buono di nome padre Attilio Belladelli mi sconsigliò di fare ciò.
Ero single e credevo che sarei rimasto tale. Me ne andavo a messa e mi confessavo anche tre volte a settimana.
Vivevo con la paura di perdere il poco che avevo.
Poi, nel 2024, ci fu un lutto.
Morì padre Attilio.
Io ero già risentito a causa di altre situazioni.
Per me era la fine.
Devo ringraziare una cara amica che vide certi miei post su Facebook, capì la situazione e mi aiutò.
Sapete chi fu quella cara amica?
Quella cara amica fu proprio Eleonora Serra!
Le sono veramente grato di tutto.
So una cosa: quando lei è felice lo sono anch’io.
Credo che sia il miglior modo di ringraziarla.
Comunque, oggi ho una vita da vivere e una strada che io posso dire di avere trovato e che devo percorrere per essere felice.
Volete sapere se mi trovo nel mio Paradiso?
Diciamo che io sia ancora in Purgatorio e che sia alla soglia del Paradiso.
Manca un piccolo passo.
Comunque, questa è una mia riflessione.
Che ne pensate?
