
In questo mondo si vede tanta infelicità e tale infelicità è dovuta al fatto che tanti non abbiano la possibilità di esprimere i propri talenti.
Ogni persona ha i suoi talenti ma molti non li esprimono, accontentandosi, per esempio, di fare un lavoro che a loro non piace.
Dà solo uno stipendio (cosa che è importante) ma oltre quello non vi è nulla.
Molte persone lavorano, guadagnano soldi e fanno le loro vite ma non vivono.
Non seguono le loro nature e non fanno fruttare i loro talenti.
Pensano a portare a casa la pagnotta, cosa che è importantissima, ma oltre quella cos’hanno?
Avranno forse la tranquillità economica ma non vivono.
Forse, manca completamente una corrispondenza tra quello che il lavoro e ciò che sono le persone con le loro qualità.
Tutto è massificato.
Questo porta molti a fare lavori che non corrispondono ai loro talenti e alle loro reali potenzialità o a trasferirsi altrove, in zone nelle quali ci sono maggiori possibilità.
Inoltre, va detta anche un’altra cosa: questa è una società nella quale vi è una cultura del dolore ma non quella del piacere.
Il piacere è visto come un peccato quando fa parte della natura umana.
Questo modo di pensare porta ad una visione molto negativa, una visione di mortificazione e non di crescita.
A coloro che ammantano ciò di cristianità mi sento di rivolgere questa domanda: se Dio diede i talenti ad ognuno di noi per quale motivo non questi ultimi non dovrebbero essere sfruttati?
Il buon Dio diede ad ognuno di noi i talenti per farli fruttare.
Altrimenti, si dovrebbe fare una critica pesante a questa società o si dovrebbe pensare che Dio sia fallibile.
Dato che Dio non è fallibile sembra ovvia l’altra conclusione.
Spero di indurre tutti ad una riflessione per capire i fallimenti di questa società.
