
Dal Concilio Vaticano II in poi il papato è accusato di modernismo dai cattolici tradizionalisti.
Oramai, appare evidente che qualcosa si sia spento nell’ala tradizionalista del mondo cattolico.
Si è spenta la ragione.
Vedo vari canali YouTube di tradizionalisti che continuano a dire che dal Concilio Vaticano II ad oggi il papato non difende più la dottrina cattolica e che si deve andare anche contro il papa pur di difendere la dottrina cattolica.
Siamo al delirio.
Nella storia della Chiesa il papato ha un primato d’onore e un prima di giurisdizione.
Secondo la dottrina della Chiesa, il papa è depositario dell’autorità sulla Chiesa stessa, un’autorità che fu data a San Pietro da Cristo.
Dunque, secondo la dottrina cattolica, una messa è lecita se celebrata in unione col papa.
Accusare il papa di modernismo equivale a disconoscere la stessa autorità del papa.
Dunque, una fatto del genere prefigura uno scisma e quei tradizionalisti che, per esempio, appoggiano le consacrazioni dei vescovi lefebvriani senza il mandato papale appoggiano una posizione scismatica.
Io la penso come Andrea Cionci.
Il giornalista sostiene che i lefebvriani abbiano usurpato il primato di giurisdizione del papato e che i tradizionalisti abbiano fatto danni come i fanatici progressisti, facendo un abuso dei documenti del Concilio Vaticano II.
Sono d’accordo con Cionci.
I documenti del Concilio Vaticano II non sono modernisti ma aggiornano la pastorale.
La pastorale e la disciplina possono essere cambiate.
Credo che questo metta in errore i tradizionalisti.
Infatti, affermare che la Chiesa post-conciliare sia una Chiesa eretica equivale a mettere in discussione il dogma dell’indefettibilità della Chiesa, un dogma proclamato prima del Concilio Vaticano II.
Quindi, vi è un cortocircuito proprio tra i tradizionalisti, coloro che si dicono difensori della Chiesa cattolica.
