
Questa volta ci metto anche la mia faccia nel trattare nuovamente il tema dell’isolamento sociale, tema che in passato vissi e che, per questo motivo, conosco molto bene. Dunque, so di cosa parlo.
Anche grandi psicologi, come il dottor Marco Crepaldi, trattano un tema che è complesso e che non può essere derubricato a “timidezza”, come qualcuno può pensare.
Forse, riguardo al tema c’è molta disinformazione e credo che si debba parlare di ciò, visto che ha delle ripercussioni sociali.
Per esperienza, posso dire di avere vissuto dei momenti di isolamento sociale, momenti nei quali mancarono delle relazioni significative al di fuori della famiglia, il che comportò anche la perdita di molte esperienze. A causa di delusioni a livello relazionale, io cominciai a sentirmi incapace di tenermi le amicizie e questo mise in moto un circolo vizioso dal quale feci non poca fatica ad uscire. Non arrivai mai a diventare un hikikomori, anche andai vicino a diventarlo.
Molto spesso, le famiglie non si rendono conto del problema, più per cattiva informazione che per malafede. Nel mio caso, mia madre capì che ci fu un problema di fondo e anche mio fratello fece altrettanto. Però, io ero davvero in un circolo vizioso.
Per questo motivo credo che sia bene informare tutti circa la questione, una questione che ha ripercussioni sociali non di poco conto. Bene fanno psicologi e divulgatori come il dottor Crepaldi. Un ragazzo che cresce in una situazione di isolamento sociale non vive esperienze importanti che gli potranno servire. Conosco molto bene la situazione.
Avere una rete sociale varia, con familiari, amici intimi, eventuale partner e legami deboli (per esempio) evita il rischio di dipendenza affettiva.
Come ho scritto prima, io posso parlare del tema, avendo vissuto quella situazione. Fino a qualche anno fa mi trovavo nella condizione prima descritta e posso dire molto a riguardo. Per esempio, quando si resta soli per tanto tempo, si perdono competenze importanti, come il comunicare con gli altri e ciò avviene a prescindere dalla formazione.
Il problema di un giovane che vive nella condizione prima descritta è il fatto che lui non viva esperienze importanti, perda (o non acquisisca) competenze altrettanto importanti e possa avere dei problemi anche in altri settori della propria vita, come il lavoro. Io, per esempio, avevo dei grossi problemi a relazionarmi con i colleghi. Mi rivolgevo a loro dando sempre del lei.
Chi è in queste condizioni rischia anche di perdere il lavoro o di non lavorare affatto e questo è ancora più grave. Un giovane che vive in isolamento sociale rischia di invecchiare in una situazione destinata a peggiorare con rischio di depressione o suicidio.
Io posso ritenermi fortunato perché ad un certo punto cambiai la mia situazione e riguardo a ciò devo ringraziare un’amica che mi fu accanto e che mi aiutò parecchio. Oggi, vivo una nuova vita e sto vivendo delle esperienze nuove. Addirittura, ho anche preso qualche sbornia. A parte questa battuta di colore, affermo che avere una sociale attiva è molto importante perché noi siamo animali sociali. Questo la dice lunga.
