
Nel mio libro intitolato “Mantova e i mantovani” tratto un tema a me caro: l’emigrazione dal Sud al Nord.
Quello dell’emigrazione dal Sud al Nord è un tema che mi tocca perché riguarda anche me.
Sebbene sia nato a Mantova, il 3 gennaio 1980, e attualmente viva nella provincia di Mantova, a Roncoferraro, sono figlio di meridionali.
Tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso tanti italiani del Mezzogiorno emigrarono verso regioni come Piemonte, Lombardia e Veneto.
Mio padre è un abruzzese di Tossicia, in provincia di Teramo, e mia mamma (deceduta il 12 novembre 2020) era una siciliana di Galati Mamertino, in provincia di Messina.
Qualche domenica fa, mentre ero in parrocchia per la classica colazione dopo la messa, ho parlato con un anziano signore italo-uruguaiano che risiede a Roncoferraro.
Quel signore tanto simpatico mi ha raccontato delle esperienze di lavoro che ebbe in Valpolicella (una zona del Veneto) e in Lombardia e mi ha raccontato dell’atteggiamento poco tollerante verso i meridionali.
Ricordo, per esempio, i famosi cartelli che comparivano lungo le vie di città come Torino.
Quei cartelli recavano scritte che recitavano: “Non si affitta ai meridionali”.
Effettivamente, pensandoci bene, io risentii di questa situazione.
Mio padre giunse qui da Roma, città nella quale si recò dopo avere lasciato l’Abruzzo, nel 1974.
Aveva ventiquattro anni.
Conobbe mia madre tramite un collega di lavoro siciliano che lo portò a Galati Mamertino.
Si sposò a Galati Mamertino il 21 aprile 1979 e andò in luna di miele a Roma.
A Roma fui concepito io.
Effettivamente, mio padre rappresenta ancora oggi quella generazione di meridionali che sentivano di dover dimostrare agli altri, i locali, di valere.
Arrivò al punto di immedesimarsi col lavoro.
Forse, certe sue paure, che si riverberarono anche su di me, furono dovute a ciò.
Il sentirsi sempre sotto esame non fa bene.
Magari, un giorno potrei scrivere un libro su questa tema.
Anche questa è storia del nostro Paese.
