
Ieri sera, mentre stavo in compagnia al bar, la pescheria Demar di Roncoferraro, a bere qualcosa, mi è venuto in mente di scrivere un articolo sull’ozio.
Stamani, per puro caso, mi è apparso un video di Andrea Passador su YouTube.
Dunque, non potevo non scrivere un articolo sull’ozio.
Si dice che l’ozio sia il padre dei vizi ma non è così.
I Romani praticavano l’otium.
Nell’Antica Roma il lavoro era chiamato “negotium”, termine che deriva dai vocaboli “nec” e “otium”, ossia “non ozio”.
L’ozio era qualcosa di positivo.
Non era la pigrizia ma era il riposo creativo.
Nel Medioevo e nel primo Rinascimento i nobili tedeschi e inglesi mandavano i figli in Italia proprio per l’otium.
In poche parole, i rampolli delle famiglie nobili dell’Europa del nord imparavano a vivere qui in Italia.
La situazione cambiò con la scoperta dell’America.
Con la scoperta dell’America il centro del mondo non fu più l’Italia ma l’Oceano Atlantico.
Questo favorì Paesi come l’Inghilterra.
Contestualmente si affermò anche la Riforma protestante, la quale esaltò il lavoro.
Questa cultura protestante del lavoro fu molto radicata nel calvinismo.
Il calvinismo fu diffuso in in Scozia e in Inghilterra.
Proprio in Inghilterra si formò la Chiesa puritana, una Chiesa che si staccò dall’anglicanesimo per la sua contrarietà al controllo regio sulla Chiesa di Stato inglese e sul compromesso col cattolicesimo che essa fece.
Contrari all’episcopalismo anglicano, i puritani furono campioni del calvinismo.
Nel 1620 un gruppo di puritani partì da Plymouth sulla nave Mayflower e fondò le prime colonie inglesi in Americani.
Il calvinismo esaltò molto la disciplina e il lavoro.
Per avere una legittimazione, le potenze coloniali dell’Europa del nord, come l’Inghilterra, si creò una narrazione che esaltò il mito della disciplina e del lavoro e denigrò la cultura cattolica e latina definendola la cultura della pigrizia.
In poche parole, il successo era dato dalla disciplina.
Due secoli fa, il sociologo Max Weber (1864-1920) scrisse la sua famosa opera intitolata “L’etica protestante del capitalismo”.
Noi italiani rispondemmo sottomettendoci a tale logica.
Cominciammo a denigrarci.
Lo stereotipo dell’italiano del sud fannullone divenne noto.
Esso è presente ancora oggi.
La realtà, però, dice una cosa diversa.
Noi italiani “fannulloni” siamo circondati da tanta bellezza.
Abbiamo dei bei monumenti, delle belle chiese, delle belle opere d’arte, delle belle opere letterarie e delle belle opere musicali.
Tutto ciò fu partorito nei momenti di ozio.
I laboriosi nordeuropei hanno solo l’Ikea e di certo non hanno la nostra stessa bellezza.
Da persona di origine meridionale, origine della quale non mi vergogno affatto, affermo che chi insulta la gente del sud, definendola “fannullona”, deve avere qualche complesso di inferiorità.
Ricordo che il Mezzogiorno ha tanta bellezza…e anche tanta umanità.
Sono tra coloro che credono che noi italiani dobbiamo recuperare un’idea di ozio come di momento ed occasione di creatività.
La storia dice esattamente questo.
